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    19 December 2006

    AGAIN! Il Foglio about the “Tridentine” Mass and Latin

    CATEGORY: SESSIUNCULUM — Fr. John Zuhlsdorf @ 4:46 pm

    Il Foglio is at it again in its 19 December edition. There are three articles on the issue of Mass in Latin and the "Tridentine" rite. Here they are. Again, right now I have too little time to do all the translations.  I am visiting my mother and she, not the blog, get my time. But, here are the three articles (my emphasis):

    Latinismi / 1
    Nel 1982 neanche l’alleanza
    Ratzinger-Casaroli riuscì a
    sdoganare la Messa tridentina

    Roma. Sabato scorso insieme al Foglio anche il quotidiano francese le Figaro ha lanciato un appello, primo firmatario René Girard, in favore del motu proprio allo studio nei Sacri Palazzi per una liberalizzazione dell’uso della cosiddetta Messa tridentina, quella in vigore prima della riforma liturgica attuata dopo il Concilio Vaticano II.

    Lo stesso quotidiano transalpino con un articolo pubblicato il 12 dicembre a firma di
    Sophie de Ravinel aveva pubblicato alcuni stralci di un interessantissimo documento del 16 novembre 1982. Si trattava del verbale di una riunione riservata, tenuta in quel giorno e organizzata proprio dall’allora prefetto dell’ex sant’Uffizio cardinale Joseph Ratzinger. All’incontro parteciparono altri cinque importanti capidicastero della curia romana: il segretario di stato cardinale Agostino Casaroli, il prefetto della congregazione per i Vescovi cardinale Sebastiano Baggio, quello per il Clero cardinale Silvio Oddi, quello per l’Educazione cattolica cardinale William Wakefield Baum e il pro-prefetto per il culto divino, l’arcivescovo Giuseppe Casoria. I sei ecclesiastici furono unanimi nel ritenere che “il messale romano, nella forma sotto la quale è stato usato fino al 1969, deve essere ammesso dalla Santa Sede in tutta la chiesa per le Messe celebrate nella lingua latina”. Il verbale indica due condizioni per questo uso: che i fedeli legati all’antico messale non devono frapporre alla Messa postconciliare detta di Paolo VI “alcun sospetto di eresia o di invalidità” e che devono seguire il nuovo calendario liturgico. [Years ago, when I was working for the Pont. Comm. "Ecclesia Dei" I read that whole report.  I obviously haven’t mentioned it in things I have written for obvious reasons.  However, I can confirm that what was reporteed is true: In the 1982 meeting, all the members of that board wanted to free up the older form of Mass.  This later led, with another stage in 1984, to the original 1986 "indult", which preceeded a greater "freeing" (at least on paper) of the "Tridentine" Mass with the M.P. "Ecclesia Dei adflicta"] Lo scoop del Figaro ha una certa importanza. Rivela infatti che già nel 1982, sei anni prima della scomunica che colpì l’arcivescovo tradizionalista Marcel Lefebvre, i più importanti capidicastero della curia romana, pur avendo sensibilità teologiche diverse (Ratzinger, Oddi e Baum più conservatori, Casaroli e Baggio più liberal) erano favorevoli a una liberalizzazione della Messa di san Pio V. La storia poi andò in modo diverso. Giovanni Paolo II concesse sì indulto per l’uso della Messa tridentina, ma lasciò a ogni singolo vescovo la libertà di applicarlo o no. Questa parziale, ma decisiva marcia indietro, ha una duplice spiegazione. Da una parte il fatto che nell’establishment dei liturgisti cattolici è largamente maggioritario il fronte di chi ha un pregiudizio assolutamente negativo per l’uso dell’antico messale. Dall’altra parte il fatto che questo establishment abbia avuto e conservi ancora una non piccola influenza anche all’interno dei Sacri Palazzi. Due casi avvenuti negli ultimi anni illustrano bene questa sorda opposizione.

    La frase dimenticata di Giovanni Paolo II

    A fine settembre 2001 Giovanni Paolo II, in un discorso alla riunione plenaria della congregazione per il Culto divino, fece l’elogio delle “bellissime preghiere” contenute nel Messale di san Pio V. ["At the end of September 2001, John Paul II, in a speech for the plenary meeting of the Congregation for Divine Worship, delivered a panegyric about the "very beautiful prayers" contained in the Missale of St. Pius V"] . Questa allocuzione venne diffusa dalla sala stampa vaticana il successivo 17 ottobre, solo dopo che il quotidiano il Giornale notò l’inusuale non diffusione del discorso parlando di censura. ["This allocution was distributed by the Vatican Press Office the next 17 October, only after the daily Il Giornale took note of the odd lack of publication of the speech, making mention of ‘censorship’"] E comunque questa allocuzione non sembra sia stata mai pubblicata sugli Acta Apostolicae Sedis, che pure solitamente stampano i discorsi papali alle plenarie dei dicasteri romani. ["Thereafter this allocution does not seem to have ever been published in the Acta Apostolicae Sedis..."] Quando poi il cardinale Castrillon Hoyos, il 24 maggio 2003, celebrò, per la prima volta dopo la riforma liturgica postconciliare, una Messa tridentina in una patriarcale basilica romana, quella di Santa Maria Maggiore, l’Osservatore Romano ignorò totalmente l’avvenimento. ["When afterward Card. Castrillon Hoyos, on 24 May 2003, celebrated for the first time after the post-conciliar liturgical reform a ‘Tridentine’ Mass in a patriarchal (HA! "PAPAL" now) Roman basilica, St. Mary Major, L’Osservatore Romano completely ignored the event." Bastano questi due esempi quindi per dimostrare come, anche all’interno dei Sacri Palazzi, si sia cercato di frenare ogni apertura nei confronti dell’antica Messa latina. [These two examples suffice to demonstrate how in the ‘sacred palaces’ effort has been made to block every opening toward the old Latin Mass."] Questo boicottaggio ha avuto i suoi successi con Giovanni Paolo II, che, pur non essendo contrario a un più ampio uso del Messale tridentino, non ha forse mai ritenuto questo problema una priorità del suo pontificato. Ma che rischia invece di non funzionare con Papa Ratzinger che, almeno su questo punto, sembra avere una maggiore determinazione del suo predecessore. Le prossime settimane saranno decisive per verificare se questa maggiore determinazione sarà sufficiente per la pubblicazione dell’atteso motu proprio, che tornerebbe a dare piena e indiscussa cittadinanza nella chiesa latina al Messale che la stessa chiesa
    ha usato per cinque secoli. Motu proprio contro cui hanno espresso pubblicamente un parere contrario preventivo non pochi vescovi francesi (tra cui tutti i presuli delle due province ecclesiastiche di Besançon e Rouen) spalleggiati dal cardinale belga Godfried Danneels e, in Italia, dalla rivista bolognese il Regno.

    Here is the third article, which I will put second, in the form of an editorial (as if most of Italian journalism isn’t…) by Francesco Agnoli.

    Non è affare di lingua, il modo di pregare riguarda il modo di credere [This isn’t a matter of language.  The way you pray concerns what you believe.]

    Intervengo brevemente in seguito all’appello lanciato da Antonio Socci sulla necessità di appoggiare il motu proprio con il quale il Papa concederebbe il ritorno all’uso del messale latino. Questo gesto di Benedetto XVI è un suo desiderio, sin dall’inizio del pontificato, ma non è stato ancora attuato per la rigida opposizione di molti vescovi francesi. La Francia è oggi un paese scristianizzato, in cui la partecipazione alla messa domenicale è veramente insignificante. Eppure, invece di interrogarsi sui motivi di questo deserto spirituale, buon parte del clero francese rimane arroccata su posizioni rogressiste, con intransigenza e intolleranza verso tutti coloro che chiedono, semplicemente, che gli sia riconosciuto ciò che gli è dovuto. Nessun Papa e nessun concilio, infatti, hanno mai abolito il vecchio rito, che nella sua essenza risale all’epoca apostolica. Del resto già Papa Pio V, che per la chiesa è santo, emise una bolla, “Quo primum tempore”, nella quale spiegava la sua riforma liturgica, non come un atto rivoluzionario, ma come una restaurazione della liturgia “nella sua antica forma secondo la norma e il rito dei santi padri”. E aggiungeva che il suo indulto per la celebrazione di tale messale romano era perpetuo: “Noi concediamo a tutti i sacerdoti l’indulto perpetuo di poter seguire, in modo generale, in qualunque chiesa, senza scrupolo veruno di coscienza o pericolo di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, questo stesso messale, di cui avranno la piena facoltà di servirsi liberamente e lecitamente…”.

    Il ritorno al messale latino non è una questione di forma o di lingua: il latino stesso è importante, perché lingua sacra è segno di unità universale, di cattolicità, ma non è essenziale. Importantissimo, invece, è tornare a comprendere il significato più profondo del rito cattolico: il suo essere totalmente orientato a Dio, simbolicamente verso oriente, e la sua capacità di sottolineare il carattere sacrificale della Messa. La liturgia riformata da monsignor Annibale Bugnini ha infatti il difetto di presentare la preghiera liturgica essenzialmente come un dialogo tra il celebrante e l’assemblea, un memoriale, una lettura comunitaria di testi sacri, in cui il momento centrale della comunione, dell’incontro con Cristo, diviene secondario, come nel mondo protestante, sia per il tempo che gli è dedicato, sia perché è posto in chiusura della cerimonia.  ["The return of the Latin Missal is not a matter of the form or the language: latin itself is important, because a sacred language is a sign of univeral unity, of catholocity, but in is not in itself essential.  Instead of greatest importance is the return to comprehension of the deeper meaning of the Catholic rite: it is in its entirety oreinted to God, symbolically toward the East, and its capacity to underscore the sacrificial character of the Mass.  The reformed liturgy of (archbp.) Annibale Bugnini really has the defect of presenting liturgical prayer essentially as a dialogue between the celebrant and assembly, a memorial, a communal reading of sacred texts, in which the central moment of communion, the encounter with Christ, becomes secondary, as in the protestant world, both by reason of the time dedicated to it, and because it is placed at the close of the ceremony."] Avviene quindi di norma che l’incontro domenicale col Signore sia semplicemente un atto conclusivo, dopo che si è parlato, cantato (poco) e ascoltato, con modalità che non è improprio definire “umane, troppo umane”. Il desiderio di spiritualità del popolo cristiano, ha il diritto di essere soddisfatto, con un ritorno alla bella musica, al gregoriano e al canto popolare che i nostri padri ci hanno lasciato; e ha il diritto di ottenere dal clero, dai ministri della casa di Dio, che tornino ad avere il gusto per il decoro della chiesa, dei paramenti, della ricca simbologia tradizionale. Perché il modo di pregare corrisponde e porta con sé un modo di credere: la vecchia liturgia tridentina orienta il fedele verso il “Sole che sorge”, verso l’Emmanuele, il “Dio con noi”, verso la centralità del tabernacolo, e ci unisce con duemila anni di storia che ci precedono e dai quali la nostra fede deriva. Mi piace ricordare che Padre Pio, il santo della Messa, celebrò sempre il vecchio rito, e all’apparire delle prime riforme chiese di poterne essere esentato, benché queste non toccassero la sostanza del rito. Forse aveva intuito che con troppi, arditi cambiamenti, non solo si sarebbe perso il rapporto con il mondo cattolico e ortodosso orientale, ["Non  only would lose contact with the Catholic world and the Orthodox East…"] ma si sarebbe finiti per avere, come oggi talora succede,un rito scialbo, insipido, non di rado personalizzato, inventato dal celebrante di turno, troppo simile al rito protestante. Francesco Agnoli

    Here is the second piece, which forms part of a petition to Pope Benedict for the derestriction of the older form of Mass:

    Latinismi / 2
    Italiani, americani, spagnoli,
    svedesi, uruguagi, canadesi. I primi
    sì all’appello “Venite missa rediit”

    Nos apertis verbis assentimur Benedicto XVI, quod interdictum de prisca missa, iuxta Sancti Pii missale celebranda, quae missa quasi copiosum cultus humani patrimonium tuenda est et consideranda, abolere
    statuerit. (Esprimiamo il nostro plauso per la decisione di Benedetto XVI di cancellare la proibizione dell’antica messa in latino secondo il messale di san Pio V, grande patrimonio della nostra cultura da salvare e riscoprire). [FROM THE LATIN: By means of clear words we join in expressing approval to Benedict XVI, that he will have determined to abolish the interdict on the Mass of former times, to be celebrated according to the Missal of St. Pius, which ought to be upheld and regarded as the rich patrimony of human culture. ]

    Camillo Langone; Thomas Scaramastra,
    Greensboro Usa; Paola Manghi, Desenzano;
    Bart Crowell, Lakeland, Tennessee Usa; Pamela
    Dieter Usa; Brad Nygaard, Madison, Wisconsin
    Usa; Javier Echanove Madrid, Spagna;
    Daniela Borroni; Paul Waddington, Yorkshire
    England; Alessandro Madruzza, Perugia; Anna
    Caffi Forentini; Nick Lowry, Ireland; Raymond
    Van De Moortell, Winthrop, Massachusetts
    Usa; Carol Long, University of Scranton;
    Catia Ricci; Giorgio Crotti, San Donato Milanese;
    Stefano Priarone; Luigi Moretti Roma;
    Pawel P. Wroblewski, University of Wroclaw
    Poland; Fabio Buchicchio; Philip Blosser, Lenoir-
    Rhyne College Hickory, North Carolina;
    Mario Aleppo; John L. Stehn Port Washington,
    NY, Usa; Angelika Blum e tutta la famiglia;
    Massimiliano Fiorin Bologna; Milan Krajniak;
    Antonio Protopapa, La Spezia; José Carlos Neves
    Lima, Portugal; Brian J. Coyne, Usa; Carmen
    Damiano; Jo-Anne Ruff, New Jersey, Usa;
    Thomas Warlick, Vienna, Austria; Claudia Carceri;
    Mauro Barberio; Domenico Caponi, Trevi
    (Fr); Paolo Salvestrini Colle di Val d’Elsa (Si);
    Ben Whitworth, Leeds, England; Jorge Ferraz,
    Recife, Brasil; Jorge Ferraz de Oliveira Filho;
    Miriam Balbo, Vallecrosia (Im); Stefano Testa;
    Assuntina Morresi, Perugia; don Giuseppe Veronelli;
    Cristina Cannoni; Franco Derencin
    Teolo (Padova); Sormani Zodo Anna Maria Derencin
    Teolo (Padova); Marco Rizzo; Vittorio
    Salvarani; Alessio Caramaschi; Antonella Bagno;
    Claudio Giuriceo, Adriana Ceolin Giuriceo,
    Bruna Sdrigotti Ceolin, Sabrina Giuriceo
    (Udine); Pietro Dri Trieste; André Roncolato
    Siano; Domenico Bartolini; Anna Rita Prioretti
    Civitanova Marche; Luca Moschini Ravenna;
    Cesare De Rosis (Cosenza); Fábio Garcia Durante,
    São José dos Campos, São Paulo, Brasil;
    Enzo Castagna; Mino Garzia Trento; Marcela
    Garbiarova, Bratislava, Slovakia; Matteo Piccin;
    Davide Brazzale; Gioacchino Cuomo Sorrento
    (Na); Giulio Menichini, Orvieto; Laura
    Carloni; Claudia Costanzo, Milano; Claudio
    Berti; Vincenzo Cammarata, Roma; Domenico
    Torchetti; Jane S. Elliot, Scranton, Pennsylvania,
    Usa; Timothy D. Whitney, Portland, Maine,
    Usa; Eva L. Sturchio Jersey City, New Jersey,
    Usa; Cathy Conwill Carlton, Oregon, Usa; Paulo
    Renato Ghetti Frade, Medford, Usa; Gianmaria
    Leotta Torino; William Redic, Pittsburgh,
    Pennsylvania, Usa; Geraldine Redic, Pittsburgh,
    Pennsylvania, Usa; John Heavrin Louisville,
    Kentucky, Usa; Jewell J. M. Morow, Indianapolis,
    Usa; Lawrence J. Petkovsek, Cleveland,
    Ohio, Usa; Alexander D. Begin, Bloomfield
    Hills, Michigan, Usa; David Smith, Philadelphia,
    Usa; Benjamin Mercado, Chicago, Usa;
    Leonardo Azzarita; Christopher and Diane
    Paulitz, Alexandria, Virginia, Usa; Peter La-
    Pietra Engineer Rocheter, NY Usa; Marshall
    Kinsey Louisville, Kentucky Usa; Kim Tomasi,
    New Brighton, PA, Usa; Samuel Copper, Usa;
    Antonino Trunfio, Cernusco Sul Naviglio (Mi);
    Alex Sepkus, Ossining, NY, Usa; Beryl C. Hartley,
    Manchester, UK; Robert Nicholas Bérard,
    Halifax, Nova Scotia, Canada; Dorothy Sewing
    Carteret, NJ, Usa; Emilio Tettamanti e famiglia;
    James R. Lothian Distinguished, Fordham
    University, New York, NY, Usa; Judith A.
    Lothian, South Orange, NJ, Usa; Robert and
    Margaret Walker Cincinnati, Ohio; Ramón Fernado
    López Imizcoz, Buenos Aires, Argentina;
    Rubén Villasboa, Asunción, Paraguay; Marty
    Martins, San Diego, California, Usa; Eileen Anderson,
    Toronto, Ontario, Canada; Fr. Michael
    Schneider, Eskilstuna, Sweden.

     

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    Il Foglio: Latin Letter “pro Tridentina” to Pope Benedict

    CATEGORY: SESSIUNCULUM — Fr. John Zuhlsdorf @ 3:00 am

    UPDATE: I see Rorate has this, with a translation.  Enjoy the Latin here and go read the translation over there!  o{]:¬)

    Pardon my if you have already seen this but the Italian paper Il of 16 December an article in Latin on the possible return of the older forum of Mass. Since I am only intermittently on the net right now, I can post this, but I can’t give you a translation. No time. (My emphasis):

    Venite missa rediit
    Un appello in sostegno del motu
    proprio di Benedetto XVI che
    reintroduce la liturgia di san Pio V

    Homines doctos atque eruditos cunctos et universos hortari velim, ut faveant Benedicto XVI Summo Pontifici, quippe Qui lautum copiosumque cultus et humani et divini patrimonium tuendum praedicandum esse censuerit. Digna est enim Eius sententia ut prodatur
    memoriae, quamvis greges eorum, qui rationis lucem reformidant atque aliorum de re divina
    repudiant opiniones, in Pontificem acerbissime invehantur. Nuper Arturus Medina S.R.E. Cardinalis, e delectis viris Ecclesiae Dei tuendae, qui disputarunt num sacri ritus Latina lingua impune fieri possent, omnium admiratione: “Mox Summus Pontifex – nuntiavit – motu proprio
    concedet ut Missa Latina, iuxta Sancti Pii V missale, iterum celebretur”. Quod quidem haud
    leve habebit momentum non modo Ecclesiae sed civitati quoque et cultui constabiliendis.
    Etenimvero intellegentes laici omnium primi senserunt quid detrimenti etiam cultus humanus esset accepturus, si aboleretur liturgia Piana atque ipsa Ecclesiae lingua sacra exolesceret. Quum vero, abhinc XL annis, contra Concilii decreta, ne vetus Ecclesiae liturgia, qua quidem Patres in Concilio ritus celebrarunt, amplius fieri liceret sancitum est, maxima doctorum pars merito hoc sunt criminati, quod Civitatis Christiane velut radix excideretur: fuisse enim liturgiam fontem et originem operum politissima arte factorum. Itaque binae litterae pro Missa Piana sunt in publicum editae, priores anno post Christum natum MCMLXVI, alterae anno MCMLXXI, quas litteras inter alios subsignarunt Georgius Aloisius Borges, Georgius de Chirico, Helena Croce, W. H. Auden, Bressonius et Dreyerus scenarum artifices, Augustus del Noce, Iulianus Green, Iacobus Maritain (vir apprime doctus et a Paulo VI quam maxime dilectus, cui Pontifex decretum eruditis destinatum tradiderat); tum Eugenius Montale, Christina Campo, Franciscus Mauriac, Salvator Quasimodo, Evelyna Waugh, Maria Zambrano, Elemirus Zolla, Gabriel Marcel, Salvator de Madariaga, Ioannes Franciscus Contini, Iacobus Devoto, Ioannes Macchia, Maximus Pallottino, Hector Paratore, Georgius Bassani, Marius Luzi, Vido Piovene, Andrea Segovia, Haroldus Acton, Agatha Christie, Graham Green, aliique quam plurimi, quibus annumerandus Vilelmus Rees-Mogg, moderator ille ephemeridis Britannicae, cui titulus “Tempus”. Quorum plerique saeculares fuerunt, quoniam omnibus hereditate contigit prisca liturgia Latina, quae est eius praestantia in re civili et divina, haud secus ac Sacellum Xystinum, Cantus Gregoriani, aedes cathedrales, Gothorum statuaria, Basilica Petriana; quin etiam huius liturgiae patrimonium eo diligentius est hisce temporibus tuendum, quo magis Europaeorum Civitas radices velut suas excidere ac deserere periclitatur. Singulariter autem accidit ut ipsi Catholici novatores, qui dialogi momentum cum mundo saeculari et nostrae aetatis hominibus, quasi vexillum, proposuerant, nihil curarent opiniones eruditorum et XL annis linguae Latinae servarent interdictum: o arbitrium non prius auditum! Mense autem Aprili anni MMV, paulo ante quam Benedictus XVI ad pontificatum eligeretur, Vido Ceronetti, scriptor idemque laicus, epistulam ad novum pontificem edidit, qua rogat ut “detrahatur triste capistrum, qua vox Latina in ritu suffocatur”. Ceterum Iosephus Ratzinger, cardinalis quum esset, apertis verbis fatens Missam Pianam contra omnia vetustatis exempla vetitam esse: “Numquam – inquit – Ecclesia post hominum memoriam ritus orthodoxos abolevit aut vetuit: hoc enim ab ipsa Ecclesiae indole alienum fuisset!”. Idem libro quodam concitate narravit quid de missali a Paulo VI modo publicato sentiret: “Quod Missalis Piani usus vetabatur – ait – percussit me et perturbavit, quandoquidem quippiam simile nullo vetustatis exemplo in liturgiae vicibus confirmabatur; contra autem callide effecerunt ut prohibitio tanquam mos usque adhuc retentus haberetur. Praeterea, vetantes missalis usum, quod inde a priscis Ecclesiae sacramentalibus saeculorum decursu coaluerat, liturgiae gradus et aetates velut interciserunt, ex quo nihil erat oriturum nisi calamitas… aedibus antiquis dirutis, novae sunt exstructae!”. Quid inde consecutum est nisi damnum magnum? Etenim in re liturgica inita est via licentiae atque intemperantiae. Iosephus Ratzinger cardinalis: “ Mihi – ait – persusum est Ecclesiae discrimen, in quo versamur, plerumque ex liturgiae dissolutione proficisci, quae interdum putatur, etsi Deus non daretur, quasi nihil referret utrum Deus sit, audiat nos, nobiscum colloquatur, necne. At si in ritibus iam non apparent fidei communio, universalis unitas Ecclesiae eiusque historiae, mysterium Christi viventis, ubinam Ecclesia iterum appareat cum sua natura spiritali?”. Nunc vero Deo volente accidit ut cardinalis ille Ratzinger, pontifex creatus, interdictum de prisca liturgia sit aboliturus, cultus libertatem instauraturus, Ecclesiae atque hominum societati redditurus uberrimum copiosumque thesaurum. Itaque Iosephus Ratzinger certis argumentis probatur inter sapientissimos quosque horum temporum merito referri; iis autem qui illiberaliter acerbeque in Eum intra ipsa Ecclesiae moenia invehentur, quemadomodum iam praenuntiarunt Galliae episcopi, oportet ut refragetur turba cultior, quae abhinc XL annis opinionem suam de re aperuit. Quae quum ita sint, rogo homines laicos eruditosque ut coram populo assentiantur. En igitur habeatis tabulam, quam suadeo ut subsignetis: Nos apertis verbis assentimur Benedicto XVI, quod interdictum de prisca missa, iuxta Sancti Pii missale celebranda, quae missa quasi copiosum cultus humani patrimonium tuenda est et consideranda, abolere statuerit.

    Guido Ceronetti, René Girard, Antonio Socci, Vittorio Strada, Franco Zeffirelli

    (testo latino di Carlo Rossi, testo italiano a pagina 3)

    Okay, there is an Italian text too, but that will not help many people and I can’t get any more than page 1 of Il Foglio anyway.

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    Last Days of Advent: 19 December

    CATEGORY: SESSIUNCULUM, WDTPRS — Fr. John Zuhlsdorf @ 12:59 am

    Here is the Collect for 19 December, duing this period of intense preparation before Christmas:

    COLLECT:

    Deus, qui splendorem gloriae tuae
    per sacrae Virginis partum mundo dignatus es revelare,
    tribue, quaesumus, ut tantae incarnationis mysterium
    et fidei integratate colamus,
    et devotio semper obsequio frequentemus
    .

    This is from Rotulus 2 published together with the Veronese Sacramentary. It is not in any previous edition of the Missale Romanum.

    The vocabulary is loaded here. First, remember that mysterium is interchangable with sacramentum, and it stands not only for our salvation, but also the celebration of Holy Mass, the Eucharist. Frequento is used to describe the participation of Christians in the sacred mysteries.

    LITERAL VERSION:
    O God, who deigned to reveal to the world the splendor of Your glory,
    through the holy Virgin’s giving birth,
    grant, we entreat You, that we both may reverence the mystery of the great incarnation
    with integrity of faith,
    and we may attend it always with obedient devotion.

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    3rd Week of Advent: Tuesday

    CATEGORY: SESSIUNCULUM, WDTPRS — Fr. John Zuhlsdorf @ 12:53 am

    Here is the Collect for Tuesday of the 3rd Week of Advent:

    COLLECT:
    Deus, qui novam creaturam
    per Unigenitum tuum nos esse fecisti,
    in opera misericordiae tuae propitius intuere,
    et in adventu Filii tui
    ab omnibus nos maculis vetustatis emunda.

    This was in the Gelasian Sacramentary, but not in pre-Conciliar editions.  Keep in mind that creatura is not just "a creature", but also "the Creation".

    LITERAL VERSION:
    O God, who made us to be a new creation
    through Your Only-Begotten Son,
    in the working of Your mercy regard us
    graciously,
    and in the Coming of Your Son,
    cleanse us from every stain of the old man.

     

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