Sts. Peter & Paul: Papal Mass – images and sermons

Holy Mass has begun in Rome at St. Peter’s Basilica for the feast of Sts. Peter & Paul.

The old new form of papal pallium is being used.   The Holy Father has shifted away from the archeologically correct, but odd, ancient form of pallium which Benedict XVI began to use at the time of his "inauguration" in April 2005.  This new but still ancient form of pallium represents an organic midway point between the lond, drapy stole-like pallium and the modern style, used by all the modern popes until Benedict XVI and which is still imposed by the Pope on the new metropolitan archbishops.

A couple of priests I know from my native place happen to be there, visiting Rome.  Nice!   The new Archbishop of St. Paul and Minneapolis is receiving the pallium today.  Also, there is a glimpse of Fr. Lang, a friend who works in Rome now, a sound author on liturgical issues.  It is fun to be able to look through the crowd of clergy and see friends and people I have known for years.

I have been at the Mass many times in years past, sitting well forward, just behind the prelates.  As a matter of fact, I sat next to Msgr. Raymond Burke one year when he was still Defender of the Bond.  Another time I was there when the Berlin Philharmonic came and they provided the music of Mozart’s Coronation Mass, recorded, I think, on Deutsche Grammophone.

It is quite a visual feast, with all the prelates present, also from the Orthodox Church.

This is one of two days in the year when the black bronze statue of St. Peter, in the nave of the Basilica is dressed in his cope and the papal tiara.  The statue is attributed to the great medieval artist Arnulfo di Cambio.

Bartholomew and Benedict.  Bartholomew, during the part of Mass called the "Liturgy of the Word" has a very active role.

The Orthodox deacon sings the Gospel.  You can see his stole is the ancient form.

They both give the blessing with the Book of the Gospels.

The addresses of both the Ecumenical Patriarch and the Bishop of Rome, Vicar of Christ.

INTRODUZIONE DEL SANTO PADRE ALL’OMELIA DEL PATRIARCA

Fratelli e Sorelle,

la grande festa dei Santi Pietro e Paolo, Patroni di questa Chiesa di Roma e posti a fondamento, insieme agli altri Apostoli, della Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica, ci porta ogni anno la gradita presenza di una Delegazione fraterna della Chiesa di Costantinopoli, che quest’anno, per la coincidenza con l’apertura dell’"Anno Paolino", è guidata dallo stesso Patriarca, Sua Santità Bartolomeo I. A lui rivolgo il mio cordiale saluto, mentre esprimo la gioia di avere ancora una volta la felice opportunità di scambiare con lui il bacio della pace, nella comune speranza di vedere avvicinarsi il giorno dell’"unitatis redintegratio", il giorno della piena comunione tra noi.

Saluto pure i membri della Delegazione patriarcale, come anche i Rappresentanti di altre Chiese e Comunità ecclesiali, che ci onorano della loro presenza, offrendo con ciò un segno della volontà di intensificare il cammino verso la piena unità tra i discepoli di Cristo. Ci disponiamo ora ad ascoltare le riflessioni di Sua Santità il Patriarca Ecumenico, parole che vogliamo accogliere con il cuore aperto, perché ci vengono dal nostro Fratello amato nel Signore.

OMELIA DEL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO I

Santità,

avendo ancora viva la gioia e l’emozione della personale e benedetta partecipazione di Vostra Santità alla Festa Patronale di Costantinopoli, nella memoria di San Andrea Apostolo, il Primo Chiamato, nel novembre del 2006, ci siamo mossi "con passo esultante", dal Fanar della Nuova Roma, per venire presso di Voi, per partecipare alla Vostra gioia nella Festa Patronale della Antica Roma. E siamo giunti presso di Voi "con la pienezza della Benedizione del Vangelo di Cristo" (Rom. 15,29), restituendo l’onore e l’amore, festeggiando insieme col nostro prediletto Fratello nella terra d’Occidente, "i sicuri e ispirati araldi, i Corifei dei Discepoli del Signore", i Santi Apostoli Pietro, fratello di Andrea il Primo Chiamato, e Paolo – queste due immense, centrali colonne elevate verso il cielo, di tutta quanta la Chiesa, le quali – in questa città, – hanno dato anche l’ultima lampante confessione di Cristo e qui hanno reso la loro anima al Signore con il martirio, uno attraverso la croce e l’altro per mezzo della spada, santificandola.

Salutiamo quindi, con profondissimo e devoto amore, da parte della Santissima Chiesa di Costantinopoli e dei suoi figli sparsi nel mondo, la Vostra Santità, desiderato Fratello, augurando dal cuore "a quanti sono in Roma amati da Dio" (Rom. 1,7), di godere buona salute, pace, prosperità, e di progredire giorno e notte verso la salvezza "ferventi nello spirito, servendo il Signore, lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera" (Rom. 12, 11-12).

In entrambe le Chiese, Santità, onoriamo debitamente e veneriamo tanto colui che ha dato una confessione salvifica della Divinità di Cristo, Pietro, quanto il vaso di elezione, Paolo, il quale ha proclamato questa confessione e fede fino ai confini dell’universo, in mezzo alle più inimmaginabili difficoltà e pericoli. Festeggiamo la loro memoria, dall’anno di salvezza 258 in avanti, il 29 giugno, in Occidente e in Oriente, dove nei giorni che precedono, secondo la tradizione della Chiesa antica, in Oriente ci siamo preparati anche per mezzo del digiuno, osservato in loro onore. Per sottolineare maggiormente l’uguale loro valore, ma anche per il loro peso nella Chiesa e nella sua opera rigeneratrice e salvifica durante i secoli, l’Oriente li onora abitualmente anche attraverso un’icona comune, nella quale o tengono nelle loro sante mani un piccolo veliero, che simboleggia la Chiesa, o si abbracciano l’un l’altro e si scambiano il bacio in Cristo.

Proprio questo bacio siamo venuti a scambiare con Voi, Santità, sottolineando l’ardente desiderio in Cristo e l’amore, cose queste che ci toccano da vicino gli uni gli altri.

Il Dialogo teologico tra le nostre Chiese "in fede, verità e amore", grazie all’aiuto divino, va avanti, al di là delle notevoli difficoltà che sussistono ed alle note problematiche. Desideriamo veramente e preghiamo assai per questo; che queste difficoltà siano superate e che i problemi vengano meno, il più velocemente possibile, per raggiungere l’oggetto del desiderio finale, a gloria di Dio.

Tale desiderio sappiamo bene essere anche il Vostro, come siamo anche certi che Vostra Santità non tralascerà nulla lavorando di persona, assieme ai suoi illustri collaboratori attraverso un perfetto appianamento della via, verso un positivo completamento a Dio piacente, dei lavori del Dialogo.

Santità, abbiamo proclamato l’anno 2008, "Anno dell’Apostolo Paolo", così come anche Voi fate del giorno odierno fino all’anno prossimo, nel compimento dei duemila anni dalla nascita del Grande Apostolo. Nell’ambito delle relative manifestazioni per l’anniversario, in cui abbiamo pure venerato il preciso luogo del Suo Martirio, programmiamo tra le altre cose un sacro pellegrinaggio ad alcuni monumenti della attività evangelica dell’Apostolo in Oriente, come Efeso, Mileto, ed altre città dell’Asia Minore, ma anche Rodi e Creta e con i suoi bei porti. Siate sicuro, Santità, che in questo sacro tragitto, sarete presente anche Voi, camminando con noi in spirito, e che ciascun luogo eleveremo un’ardente preghiera per Voi e per i nostri fratelli della venerabile Chiesa Romano-Cattolica, rivolgendo una forte supplica e intercessione del divino Paolo al Signore per Voi.

E ora, venerando i patimenti e la croce di Pietro e abbracciando la catena e le stigmate di Paolo, onorando la confessione e il martirio e la venerata morte di entrambi per il Nome del Signore, che porta veramente alla Vita, glorifichiamo il Dio Tre volte Santo e lo supplichiamo, affinché per l’intercessione dei suoi Protocorifei Apostoli, doni a noi e a tutti i figli ovunque nel mondo della Chiesa Orotodossa e Romano-Cattolica, quaggiù "l’unione della fede e la comunione dello Spirito Santo" nel "legame della pace" e lassù, invece, la vita eterna e la grande misericordia. Amen.

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

[My emphases and comments.]

Santità e Delegati fraterni,
Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari fratelli e sorelle!

Fin dai tempi più antichi la Chiesa di Roma celebra la solennità dei grandi Apostoli Pietro e Paolo come unica festa nello stesso giorno, il 29 giugno. Attraverso il loro martirio, essi sono diventati fratelli; insieme sono i fondatori della nuova Roma cristiana. Come tali li canta l’inno dei secondi Vespri che risale a Paolino di Aquileia (+ 806): «O Roma felix – Roma felice, adornata di porpora dal sangue prezioso di Principi tanto grandi. Tu superi ogni bellezza del mondo, non per merito tuo, ma per il merito dei santi che hai ucciso con la spada sanguinante». Il sangue dei martiri non invoca vendetta, ma riconcilia. Non si presenta come accusa, ma come «luce aurea», secondo le parole dell’inno dei primi Vespri: si presenta come forza dell’amore che supera l’odio e la violenza, fondando così una nuova città, una nuova comunità. Per il loro martirio, essi – Pietro e Paolo – fanno adesso parte di Roma: mediante il martirio anche Pietro è diventato cittadino romano per sempre. Mediante il martirio, mediante la loro fede e il loro amore, i due Apostoli indicano dove sta la vera speranza, e sono fondatori di un nuovo genere di città, che deve formarsi sempre di nuovo in mezzo alla vecchia città umana, la quale resta minacciata dalle forze contrarie del peccato e dell’egoismo degli uomini.

In virtù del loro martirio, Pietro e Paolo sono in reciproco rapporto per sempre. Un’immagine preferita dell’iconografia cristiana è l’abbraccio dei due Apostoli in cammino verso il martirio. Possiamo dire: il loro stesso martirio, nel più profondo, è la realizzazione di un abbraccio fraterno. Essi muoiono per l’unico Cristo e, nella testimonianza per la quale danno la vita, sono una cosa sola. [Variations from the spoken text follow.] Negli scritti del Nuovo Testamento possiamo, per così dire, seguire lo sviluppo del loro abbraccio, questo fare unità nella testimonianza e nella missione. Tutto inizia quando Paolo, tre anni dopo la sua conversione, va a Gerusalemme, «per consultare Cefa» (Gal 1,18). Quattordici anni dopo, egli sale di nuovo a Gerusalemme, per esporre «alle persone più ragguardevoli» il Vangelo che egli predica, per non trovarsi nel rischio «di correre o di aver corso invano» (Gal 2,1s). Alla fine di questo incontro, Giacomo, Cefa e Giovanni gli danno la destra, confermando così la comunione che li congiunge nell’unico Vangelo di Gesù Cristo (Gal 2,9). Un bel segno di questo interiore abbraccio in crescita, che si sviluppa nonostante la diversità dei temperamenti e dei compiti, lo trovo nel fatto che i collaboratori menzionati alla fine della Prima Lettera di san Pietro – Silvano e Marco – sono collaboratori altrettanto stretti di san Paolo. Nella comunanza dei collaboratori si rende visibile in modo molto concreto la comunione dell’unica Chiesa, l’abbraccio dei grandi Apostoli.

Almeno due volte Pietro e Paolo si sono incontrati a Gerusalemme; alla fine il percorso di ambedue sbocca a Roma. Perché? È questo forse qualcosa di più di un puro caso? Vi è contenuto forse un messaggio duraturo? Paolo arrivò a Roma come prigioniero, ma allo stesso tempo come cittadino romano che, dopo l’arresto in Gerusalemme, proprio in quanto tale aveva fatto ricorso all’imperatore, al cui tribunale fu portato. Ma in un senso ancora più profondo, Paolo è venuto volontariamente a Roma. Mediante la più importante delle sue Lettere si era già avvicinato interiormente a questa città: alla Chiesa in Roma aveva indirizzato lo scritto che più di ogni altro è la sintesi dell’intero suo annuncio e della sua fede. Nel saluto iniziale della Lettera dice che della fede dei cristiani di Roma parla tutto il mondo e che questa fede, quindi, è nota ovunque come esemplare (Rm 1,8). E scrive poi: «Non voglio pertanto che ignoriate, fratelli, che più volte mi sono proposto di venire fino a voi, ma finora ne sono stato impedito» (1,13). Alla fine della Lettera riprende questo tema parlando ora del suo progetto di andare fino in Spagna. «Quando andrò in Spagna spero, passando, di vedervi, e di esser da voi aiutato per recarmi in quella regione, dopo avere goduto un poco della vostra presenza» (15,24). «E so che, giungendo presso di voi, verrò con la pienezza della benedizione di Cristo» (15,29). Sono due cose che qui si rendono evidenti: Roma è per Paolo una tappa sulla via verso la Spagna, cioè – secondo il suo concetto del mondo – verso il lembo estremo della terra. Considera sua missione la realizzazione del compito ricevuto da Cristo di portare il Vangelo sino agli estremi confini del mondo allora noto. In questo percorso ci sta Roma. Mentre di solito Paolo va soltanto nei luoghi in cui il Vangelo non è ancora annunciato, Roma costituisce un’eccezione. Lì egli trova una Chiesa della cui fede parla il mondo. L’andare a Roma fa parte dell’universalità della sua missione come inviato a tutti i popoli. La via verso Roma, che già prima del suo viaggio esterno egli ha percorso interiormente con la sua Lettera, è parte integrante del suo compito di portare il Vangelo a tutte le genti – di fondare la Chiesa cattolica, universale. L’andare a Roma è per lui espressione della cattolicità della sua missione. Roma deve rendere visibile la fede a tutto il mondo, deve essere il luogo dell’incontro nell’unica fede.

Ma perché Pietro è andato a Roma? Su ciò il Nuovo Testamento non si pronuncia in modo diretto. Ci dà tuttavia qualche indicazione. Il Vangelo di san Marco, che possiamo considerare un riflesso della predicazione di san Pietro, è intimamente orientato verso il momento in cui il centurione romano, di fronte alla morte in croce di Gesù Cristo, dice: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!» (15,39). Presso la Croce si svela il mistero di Gesù Cristo. Sotto la Croce nasce la Chiesa delle genti: il centurione del plotone romano di esecuzione riconosce in Cristo il Figlio di Dio. Gli Atti degli Apostoli descrivono come tappa decisiva per l’ingresso del Vangelo nel mondo dei pagani l’episodio di Cornelio, il centurione della coorte italica. Dietro un comando di Dio, egli manda qualcuno a prendere Pietro e questi, seguendo pure lui un ordine divino, va nella casa del centurione e predica. Mentre sta parlando, lo Spirito Santo scende sulla comunità domestica radunata e Pietro dice: «Forse che si può proibire che siano battezzati con l’acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?» (At 10,47). Così, nel Concilio degli Apostoli, Pietro diventa un intercessore per la Chiesa dei pagani i quali non hanno bisogno della Legge, perché Dio ha «purificato i loro cuori con la fede» (At 15,9). Certo, nella Lettera ai Galati Paolo dice che Dio ha dato a Pietro la forza per il ministero apostolico tra i circoncisi, a lui, Paolo, invece per il ministero tra i pagani (Gal 2,8). Ma questa assegnazione poteva essere in vigore soltanto finché Pietro rimaneva con i Dodici a Gerusalemme nella speranza che tutto Israele aderisse a Cristo. Di fronte all’ulteriore sviluppo, i Dodici riconobbero l’ora in cui anch’essi dovevano incamminarsi verso il mondo intero, per annunciargli il Vangelo. Pietro che, secondo l’ordine di Dio, per primo aveva aperto la porta ai pagani lascia ora la presidenza della Chiesa cristiano-giudaica a Giacomo il minore, per dedicarsi alla sua vera missione: al ministero per l’unità dell’unica Chiesa di Dio formata da giudei e pagani. Il desiderio di san Paolo di andare a Roma sottolinea – come abbiamo visto – tra le caratteristiche della Chiesa soprattutto la parola «catholica». Il cammino di san Pietro verso Roma, come rappresentante dei popoli del mondo, sta soprattutto sotto la parola «una»: il suo compito è di creare l’unità della catholica, della Chiesa formata da giudei e pagani, della Chiesa di tutti i popoli. Ed è questa la missione permanente di Pietro: far sì che la Chiesa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura o con un solo Stato. Che sia sempre la Chiesa di tutti. Che riunisca l’umanità al di là di ogni frontiera e, in mezzo alle divisioni di questo mondo, renda presente la pace di Dio, la forza riconciliatrice del suo amore. Grazie alla tecnica dappertutto uguale, grazie alla rete mondiale di informazioni, come anche grazie al collegamento di interessi comuni, esistono oggi nel mondo modi nuovi di unità, che però fanno esplodere anche nuovi contrasti e danno nuovo impeto a quelli vecchi. In mezzo a questa unità esterna, basata sulle cose materiali, abbiamo tanto più bisogno dell’unità interiore, che proviene dalla pace di Dio – unità di tutti coloro che mediante Gesù Cristo sono diventati fratelli e sorelle. È questa la missione permanente di Pietro e anche il compito particolare affidato alla Chiesa di Roma.

Cari Confratelli nell’Episcopato! Vorrei ora rivolgermi a voi che siete venuti a Roma per ricevere il pallio come simbolo della vostra dignità e della vostra responsabilità di Arcivescovi nella Chiesa di Gesù Cristo. Il pallio è stato tessuto con la lana di pecore, che il Vescovo di Roma benedice ogni anno nella festa della Cattedra di Pietro, mettendole con ciò, per così dire, da parte affinché diventino un simbolo per il gregge di Cristo, che voi presiedete. Quando prendiamo il pallio sulle spalle, quel gesto ci ricorda il Pastore che prende sulle spalle la pecorella smarrita, che da sola non trova più la via verso casa, e la riporta all’ovile. I Padri della Chiesa hanno visto in questa pecorella l’immagine di tutta l’umanità, dell’intera natura umana, che si è persa e non trova più la via verso casa. Il Pastore che la riporta a casa può essere soltanto il Logos, la Parola eterna di Dio stesso. Nell’incarnazione Egli ha preso tutti noi – la pecorella «uomo» – sulle sue spalle. Egli, la Parola eterna, il vero Pastore dell’umanità, ci porta; nella sua umanità porta ciascuno di noi sulle sue spalle. Sulla via della Croce ci ha portato a casa, ci porta a casa. Ma Egli vuole avere anche degli uomini che «portino» insieme con Lui. Essere Pastore nella Chiesa di Cristo significa partecipare a questo compito, del quale il pallio fa memoria. Quando lo indossiamo, Egli ci chiede: «Porti, insieme con me, anche tu coloro che mi appartengono? Li porti verso di me, verso Gesù Cristo?» E allora ci viene in mente il racconto dell’invio di Pietro da parte del Risorto. Il Cristo risorto collega l’ordine: «Pasci le mie pecorelle» inscindibilmente con la domanda: «Mi ami, mi ami tu più di costoro?». Ogni volta che indossiamo il pallio del Pastore del gregge di Cristo dovremmo sentire questa domanda: «Mi ami tu?» e dovremmo lasciarci interrogare circa il di più d’amore che Egli si aspetta dal Pastore.

Così il pallio diventa simbolo del nostro amore per il Pastore Cristo e del nostro amare insieme con Lui – diventa simbolo della chiamata ad amare gli uomini come Lui, insieme con Lui: quelli che sono in ricerca, che hanno delle domande, quelli che sono sicuri di sé e gli umili, i semplici e i grandi; diventa simbolo della chiamata ad amare tutti loro con la forza di Cristo e in vista di Cristo, affinché possano trovare Lui e in Lui se stessi. Ma il pallio, che ricevete «dalla» tomba di san Pietro, ha ancora un secondo significato, inscindibilmente connesso col primo. Per comprenderlo può esserci di aiuto una parola della Prima Lettera di san Pietro. Nella sua esortazione ai presbiteri di pascere il gregge in modo giusto, egli qualifica se stesso synpresbýteros – con-presbitero (5,1). Questa formula contiene implicitamente un’affermazione del principio della successione apostolica: i Pastori che si succedono sono Pastori come lui, lo sono insieme con lui, appartengono al comune ministero dei Pastori della Chiesa di Gesù Cristo, un ministero che continua in loro. Ma questo "con" ha ancora due altri significati. Esprime anche la realtà che indichiamo oggi con la parola «collegialità» dei Vescovi. Tutti noi siamo con-presbiteri. Nessuno è Pastore da solo. Stiamo nella successione degli Apostoli solo grazie all’essere nella comunione del collegio, nel quale trova la sua continuazione il collegio degli Apostoli. La comunione, il "noi" dei Pastori fa parte dell’essere Pastori, perché il gregge è uno solo, l’unica Chiesa di Gesù Cristo. E infine, questo "con" rimanda anche alla comunione con Pietro e col suo successore come garanzia dell’unità. Così il pallio ci parla della cattolicità della Chiesa, della comunione universale di Pastore e gregge. E ci rimanda all’apostolicità: alla comunione con la fede degli Apostoli, sulla quale è fondata la Chiesa. Ci parla della ecclesia una, catholica, apostolica e naturalmente, legandoci a Cristo, ci parla proprio anche del fatto che la Chiesa è sancta e che il nostro operare è un servizio alla sua santità.

Ciò mi fa ritornare, infine, ancora a san Paolo e alla sua missione. Egli ha espresso l’essenziale della sua missione, come pure la ragione più profonda del suo desiderio di andare a Roma, nel capitolo 15 della Lettera ai Romani in una frase straordinariamente bella. Egli si sa chiamato «a servire come liturgo di Gesù Cristo per le genti, amministrando da sacerdote il Vangelo di Dio, perché i pagani divengano una oblazione gradita, santificata dallo Spirito Santo» (15,6). Solo in questo versetto Paolo usa le parole «leitourgós» – liturgo e «hierourge?» – amministrare da sacerdote: egli parla della liturgia cosmica, in cui il mondo stesso degli uomini deve diventare adorazione di Dio, oblazione nello Spirito Santo. Quando il mondo nel suo insieme sarà diventato liturgia di Dio, quando nella sua realtà sarà diventato adorazione, allora avrà raggiunto la sua meta, allora sarà sano e salvo. È questo l’obiettivo ultimo della missione apostolica di san Paolo e della nostra missione. A tale ministero il Signore ci chiama. Preghiamo in questa ora, affinché Egli ci aiuti a svolgerlo in modo giusto, a diventare veri liturghi di Gesù Cristo. Amen.

There are some variations in the text of the sermon which need to be ironed out.

The deacons bring the carefully folded pallia to the Holy Father. 

The names of the forty are read out, 40 this year.

You can see the difference between the modern pallium, given to the Archbishops, and the papal pallium, an older style.

Remember that Benedict is often using historical "transitional" vestments, I believe, to make a point about continuity between past, present and future for our worship and, therefore, Catholic identity.  In a sense, this was part of his sermon today too, showing continuity between the missions of Peter and Paul and what the mission of the Church of Rome is in the world today, not only for all Christians but all peoples.  Continuity!

In the meantime… wow!  Deacons everywhere!

I will stop for now.  I might add some more later, but I see that NLM is doing a great job in posting images.  Why bother duplicating effort?  At some point in time it might be good for bloggers to coordinate a little!  I will perhaps fill some gaps of things they don’t post.

o{];¬)

The Holy Father is distributing Communion only to people who are kneeling and he is giving It on the tongue only.

You could see them set up the kneeler.

Congratulations to the Metropolitan Archbishops who received the pallium this morning!

I am so very glad to see a reasonable, Latin Church pallium on the Pope again.  That other one was just so… so… self-conscious and old Marini.

Thank you Holy Father! 

And thank you Msgr. GUIDO Marini for all you are doing!

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About Fr. John Zuhlsdorf

Fr. Z is the guy who runs this blog. o{]:¬)
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37 Responses to Sts. Peter & Paul: Papal Mass – images and sermons

  1. Geoffrey says:

    I thought I was the only one staying up late to watch this live! ;-)

    I think Mass is beautiful thus far. I love seeing “Peter” and “Andrew” side-by-side.

  2. Dominican says:

    I really liked the old pallium the Holy Father orginally wore. The other to me alwys seemed truncated but I suppose it is more practical. The old one also doesn’t go with Roman vestments (which I have never liked!) Sadly, they are no longer hand woven by the Benedictine nuns but by a Turin textile house.

  3. Jason says:

    I wonder if the Holy Father will revive the tiara? That’s quite a tiara on the statue of St. Peter! :)

  4. Kradcliffe says:

    I’m embarrassed by my ignorance: could somebody please give me a link to what this Mass is all about? Who are they forty? Why are they getting Paliums (palia?)

  5. The Greek Orthodox deacon is wearing the double or extended orarion [stole]. This comes into play from about the 17th century. Prior to that time, as is depicted in most iconography, the orarion [stole] was worn only over the left shoulder and was not extended under the right arm. The double orarion was in origin two oaria. This liturgical insignia was granted to archdeacons/protodeacons and distinguished them from deacons who continued to wear the orarion in the original/ancient manner only over the left shoulder. Eventually, all of the deacons in the Greek and Arabic speaking Byzantine Rite Churches began to wear the double orarion. Today, the single or ancient orarion can be found worn by deacons among the Orthodox Ukrainians and Russians.

    Those who are attentive will also notice that the Greek Orthodox deacon who read the Gospel is not properly vested. He lacks the sticharion [alb] and the cuffs. Why is that? Certainly, he is not serving as a deacon at at Roman Catholic Mass as there is sadly no full “communio in sacris”. There is something askew in regards to Orthodox and Catholic liturgical principles and liturgical orthopraxis.

  6. Alessandro says:

    The pope gives today the pallium to metropolitan archbishop, as a sign of sharing the same pastoral “munus” for the churches and to signify communion in authority.
    The new pallium is a “via media” between the traditional one (used also by John Paul II) and the ancient one, used till yesterday by pope Benedict.
    This could be a good metaphor for the merging of the ancient and new form of the Roman Rite, and we know that that would be our pope’s desire…
    By the way: have you noted that the “acicula” (gold pins) of the papal pallium are put in a wrong position? One should be placed on the front, one on the left shoulder, one on the back. No pin should be put on the right shoulder.
    Sometimes also Guido Marini makes very little mistakes

  7. Jeff Pinyan says:

    Alessandro – care explaining the meaning of the pins and their locations? :)

    Also, from a liturgical point of view, is this gesture of Christian brotherhood with the Orthodox… harmful to the bishops of the SSPX? I mean, I think this is beautiful (although I’m surprised to see an Orthodox deacon proclaiming the Gospel in the Catholic Church!) but I have a terrible feeling that this in-your-face ecumenism (although with the absolute proper intentions, no doubt) is not going to rest well with Bp. Fellay.

  8. berenike says:

    Actually I rather liked the other pallium – the usual ones, and this new papal one, look scrawny.

  9. James says:

    Others will be better placed to comment than I, but I thought there was a tradition of a Greek deacon at Papal Masses and that it is therefore not at all out of the ordinary for the Gospel to be proclaimed/sung first in Latin and then in Greek. This would then be, not self-conscious ecumenism, but a venerable expression of an ecclesial reality – a custom that (perhaps) pre-dates the Great Schism and which has survived to the present day. As I said, happy to be corrected on that if I’m wrong.

  10. John6:54 says:

    It is interesting to read when all these different things came into use. 6th Century, 17th Century, etc…. Just think all those things were new and different at the time. I assume they came in to use by the Pope’s approval at that time. I wonder how many “traditionalist” of the 6th & 17th Centuries said the Church was being to “modern” then?

  11. Tomasz S. says:

    May I ask for a translation of the homilies of the Holy Father and the patriarch of Constantinople.

  12. Brandon says:

    Why did the Orthodox deacon sing the Gospel, and not a RCC deacon? [Did you notice that the Orthodox Ecumenical Patriarch was present and participating in the Mass? – Fr. Z]

  13. Calleva says:

    I rather liked the old pallium that the Holy Father wore. It is certainly traditional and goes well with ‘ressourcement’, the re-discovery of the Early Fathers. The one he’s started to wear looks too short – perhaps it’s a question of getting used to it.

    I don’t think we should be worrying too much about what Bp Fellay will think of closer ties with Orthodoxy. The SSPX might make angry noises, but until they make serious ones about reunion with Rome, there is no point about worrying what they think. There is only one Pope and one Magisterium.

    I say this in sadness as I would love to see them back in the fold.

    I get the feeling that there is a strong personal chemistry between Bartholomew and Pope Benedict; when an opportune moment comes it’s important to take it, or forever wonder at a missed opportunity. I have to say that 1988 and 2008 would seem to have been such moments for the SSPX and who knows when the next will occur?

  14. Larry says:

    I always thought that the Pallium Benedict wore at his installation was his choice. [I can’t believe that. Fr. Z] It hardly fit with Marini’s modern ideas, being a much older design I believe. [Oh yes it does! Can you say “false archeologizing” several times quickly?] But I do like the more well known style. However, I would not be suprised to see the other one used again. That would continue in the Holy Father’s style, if I can call it that, of using the full range of papal vesture. [Maybe, but I doubt it.] One vestment at a time, one miter at a time and one brick at a time. There is more than one bridge that the chief bridge builder has to construct and all at the same time. Ad multos anno, Holy Father.

  15. Larry says:

    Bishop Fellay had better get on the ball. Relations between Rome and the Orthodox are warming up nicely. They, the Orthodox, treat Pope Benedict with more respect than Bishop Fellay and his schismatic followers. Time is running out for the those who think they are more Catholic than the Pope.

  16. RBrown says:

    I rather liked the old pallium that the Holy Father wore. It is certainly traditional and goes well with ‘ressourcement’, the re-discovery of the Early Fathers.
    Comment by Calleva

    I have heard the Early Church line used as a basis for all liberal ideology, including mass versus populum, vernacular liturgy, even homosexuality.

    NB: JRatzinger wrote that true Ressourcement must include the Church of the Middle Ages–and too often it has not.

  17. RBrown says:

    Also: Both styles seem to go back to the Middle Ages, but the Y design of the pallium (see above) is older.

  18. Larry says:

    I have heard the Early Church line used as a basis for all liberal ideology, including mass versus populum, vernacular liturgy, even homosexuality.

    NB: JRatzinger wrote that true Ressourcement must include the Church of the Middle Ages—and too often it has not. R.Brown

    Let’s not try to tie the Pope to one era. The “Bricks” of the Church are stones and they go back Jesus Himself. Yes many things have incorrectly been attributed to the “Early Church” but the Church Fathers are I believe the single most effective way of drawing serious inquirers to the Faith. Once they hear the Gospel they want and need to learn what those who first heard it believed it meant. From that it is an easy walk through time to discover that the RCC has always taught the WHOLE Truth and still does. We did not become the True Church in the middle ages.

  19. Larry says:

    One reason that the Holy Father may have chosen to wear this style pallium today is precisely because the style he has chosen to wear closely resembles the Orthodox deaconal stole. [Good point!] I noticed this last year and it was a bit confusing. At the same time using the style he did today demostrates in a visual way his unity with his Metropolitan Archbishops on whom he is conferring the pallium. With the red Crosses he also demonstrates his rank as set apart even among his brother bishops.

  20. Habemus Papam says:

    I thought the “Greek deacons” at Papal Masses were normally Byzantine Rite Catholics. How can we be sure this one isn’t? As far as I know they look and sound very similar to the Orthodox.

  21. Deacon James says:

    <>

    Brandon,

    The Gospel was chanted first in Latin by a Roman deacon, and then in Greek by the Orthodox deacon.

  22. Alessandro says:

    For Jeff Pinyan

    Those “pins” (latin name: Acicula) where used for keeping together and in the right position the pallium of the popes, so as to fix on the front and on the back the lower part of the Y. The pin on the left shoulder was used as a link in between. So the position of them is traditional, even if later, with the new for of pallium, they became just ornament with no purpose, so they were given a symbolic meaning: the pallium is a sign of the good shepherd the three pins are made in the form of nails, obviously the nails of the cross.

  23. Jeff Pinyan says:

    Alessandro – I would think the pins would be more symbolically linked to the nails if they were placed on the right shoulder, left shoulder, and front-piece (roughly aligning the with the nails, you see).

  24. Jeff Pinyan says:

    Larry: One reason that the Holy Father may have chosen to wear this style pallium today is precisely because the style he has chosen to wear closely resembles the Orthodox deaconal stole.

    I assume you mean the pallium he had been wearing BEFORE today looks much like the double-orarion (double-stole) of the Orthodox deacons? Yes, I agree.

  25. Joe says:

    Fr Protodeacon David, who is an expert in the Byzantine diaconate, is certainly correct. The Orthodox deacon was not wearing his Stichar, which indicates he was not vested for the Divine Liturgy. Nonetheless, his participation and more particularly that of His Beatitude (also not vested for celebration) will provoke a fair bit of internet consternation amongst many Orthodox.

  26. Franzjosf says:

    As we know, nothing happens at Papal Liturgies without a reason. Why now all these deacons? Obviously the Holy Father and Msgr. Marini aren’t finished yet. Dare we hope that these deacons a heralding prepartion for the Holy Father to celebrate the TLM? Remember, in the recent interview, when Msgr. Marini was asked of that possibility he responsded that he didn’t know how to answer. I’m hoping we’re moving in that direction.

  27. Jim says:

    For Habemus Papam,

    We know that the Greek deacon was orthodox because the program for the Mass repeatedly identifies him as “il Diacono ortodosso.”

  28. Habemus Papam says:

    Thanks Jim. At times, eg the Funeral Mass for Pope John Paul II, people say “Look theres the Orthodox” when in fact they are Eastern Rite Catholics.

  29. RBrown says:

    Let’s not try to tie the Pope to one era. The “Bricks” of the Church are stones and they go back Jesus Himself. Yes many things have incorrectly been attributed to the “Early Church” but the Church Fathers are I believe the single most effective way of drawing serious inquirers to the Faith.

    I have read and re-read my comments, and I still can see how it was possible for you to infer exactly the opposite of what I wrote.

    Once they hear the Gospel they want and need to learn what those who first heard it believed it meant. From that it is an easy walk through time to discover that the RCC has always taught the WHOLE Truth and still does. We did not become the True Church in the middle ages.
    Comment by Larry

    If you know anything about theology, you know that the great Medieval Doctors make extensive use of the great thinkers who came before them. The Medievals considered themselves standing on the shoulders of giants–and that includes not only the philosophers but also the Fathers of the Church.

    The Summa Theologiae can be considered to be a synthesis of ALL Patristic thought. In fact, St Thomas was the first to employ Eastern Fathers in his work. If you’re interesting in the Fathers, I recommend St. Thomas’ Catena Aurea, which is nothing but Patristic commentary on the texts of the Gospels.

    One other point: JRatzinger is both an Augustinian and much devoted to the thought of the other great Medieval Doctor, St Bonaventure. This is no surprise because St Bonaventure owes much of his thought to St Augustine, adopting, among other things, the Augustinian concept of intellectual illumination (rather than St Thomas’ theory of the agent intellect, which comes from Aristotle).

    BTW, I recommend Gilson’s book on Bonaventure.

  30. It is common in the Greek Orthodox tradition for the deacon to vest just in the orarion when he is functioning in a more minor role, and the Hierarch is not vested, much in the manner of priests wearing the epitrachelion (stole). It is a way of showing that we still do not participate in sacris at this juncture.

  31. Atlanta says:

    Great post. It is good to see an Orthodox priest commenting here. I hope more come.

  32. John R. says:

    The author could be confused about the deacon’s identity. Popes used Greek deacons in papal Masses all of the time prior to Vatican II, and Pope Benedict has revived their use on occasion.

    He’s likely a monk from the nearby Greek Catholic monastery of Grottaferrata. If Patriarch Bartholemew had allowed one of his deacons to participate in full vestments, it likely would provoke a bitter response from the bulk of the Orthodox world, which strongly opposes his ecumenism.

    Just look at what happened to the Romanian Orthodox bishop who received communion in a Greek Catholic parish. He now faces excommunication by the Romanian Orthodox Holy Synod.

  33. Tim from St. Agnes says:

    looks like Father Peter Laird in one of the photos…. vice rector of the St. Paul Seminarian and regular celebrant at St. Agnes…a fabulous priest….

  34. David O'Rourke says:

    For my part I am a little disappointed in the new pallium. It lies rather flat and looks more like an orphery. If you look at the pallia on the archbishops you will notice they rest on the shoulders more upright like a collar. Maybe the new pallium just needs a little nip and tuck.

    Also, no one has commented that on this most solemn occasion the Holy Father didn’t wear a dalmatic under the chasuble. I wonder why.

  35. David: I think the reason is pretty simple.

    Did you notice how warm everyone was? The Basilica at this time of year can be incredibly humid, very close. I think they kept the dalmatic off the octogenarian Pope to help him get through a very long ceremony.

    Just a guess.

  36. Larry says:

    R. Brown,

    I took your original post as more exclusionary than you apparently intended. Yes I do know a tiny bit of Theology. Perhaps you could take a lesson in courtesy!

  37. Ad Orientem says:

    Joe,
    You are correct. There is already some very sharp criticism of the EP’s overt participation, as opposed to attendance, at the Papal Mass. This was not concelebration but it certainly came about as close as one could without crossing that line. This is only going to serve to reinforce the suspicion among many of my co-religionists (a suspicion I share) that the EP is working his way up to restoring communion with Rome. This follows very closely his recent suggestion endorsing dual communion on the part of uniate Catholics. Coincidence? I think not.

    At least they recited the Niceane-Constantinoplitan Creed and not the Creed of the Council Lyons.

    ICXC NIKA
    John