Benedict XVI at San Bartolomeo on the Tiber Island with Sant’Egidio Community

The Holy Father went to San Bartolomeo on the Tiber Island to be with Sant’Egidio Community.  This is an annual event, but this year was an anniversary of the founding of the Sant’Egidio community.  Benedict XVI presided at a liturgy of the word.

The Community has cleaned up their liturgy over the years.  Now, they do fairly well, have their sort of ersatz Eastern style songs in Italian (far better than the usual goop sung in Italy) all fired up as well as, sort of, Gregorian style psalm tones, and their churches are usually pretty well attended, at least in Trastevere.  

The FSSP now shares a little space with them at Ss. Trinita dei Pelegrini.

The Holy Father’s sermon is a powerful recollection of modern Christian martyrs and those who have suffered for Christ.

I am reminded of his first Message for the World Day for Peace.

Powerful stuff… you will want to read this.


 


 

 

 

♦ CELEBRAZIONE DELLA PAROLA PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI CON LA COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO, NELLA BASILICA DI SAN BARTOLOMEO ALL’ISOLA TIBERINA

Questo pomeriggio, alle ore 17.20, il Santo Padre Benedetto XVI si reca in visita alla Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, nel 40° anniversario della Comunità di Sant’Egidio, e vi presiede una Celebrazione della Parola in memoria dei Testimoni della Fede del XX e XXI secolo.

Nel corso della Celebrazione della Parola, che ha inizio alle ore 17.45, dopo il saluto del Prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, il Papa pronuncia l’omelia. Al termine dell’incontro di preghiera, al di fuori della Basilica di San Bartolomeo, il Santo Padre rivolge un saluto a coloro che hanno seguito la liturgia sulla piazza.

Pubblichiamo di seguito l’omelia e le parole del Papa al termine della Celebrazione:

? OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

questo nostro incontro nell’antica basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina possiamo considerarlo come un pellegrinaggio alla memoria dei martiri del XX secolo, innumerevoli uomini e donne, noti e ignoti che, nell’arco del Novecento, hanno versato il loro sangue per il Signore. Un pellegrinaggio guidato dalla Parola di Dio che, come lampada per i nostri passi, luce sul nostro cammino (cfr Ps 119,105), rischiara con la sua luce la vita di ogni credente. Dal mio amato Predecessore Giovanni Paolo II questo tempio fu appositamente destinato ad essere luogo della memoria dei martiri del 900 e da lui affidato alla Comunità di Sant’Egidio, che quest’anno rende grazie al Signore per il quarantesimo anniversario dei suoi inizi. Saluto con affetto i Signori Cardinali e i Vescovi che hanno voluto partecipare a questa liturgia. Saluto il Prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, e lo ringrazio per le parole che mi ha rivolto; saluto il Prof. Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità, l’Assistente, Mons. Matteo Zuppi, nonché Mons. Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni-Narni-Amelia.

In questo luogo carico di memorie ci chiediamo: perché questi nostri fratelli martiri non hanno cercato di salvare a tutti i costi il bene insostituibile della vita? Perché hanno continuato a servire la Chiesa, nonostante gravi minacce e intimidazioni? In questa basilica, dove sono custodite le reliquie dell’apostolo Bartolomeo e dove si venerano le spoglie di S. Adalberto, sentiamo risuonare l’eloquente testimonianza di quanti, non soltanto lungo il 900, ma dagli inizi della Chiesa vivendo l’amore hanno offerto nel martirio la loro vita a Cristo. Nell’icona posta sull’altare maggiore, che rappresenta alcuni di questi testimoni della fede, campeggiano le parole dell’Apocalisse: "Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione" (Ap 7,13). Al vegliardo che chiede chi siano e donde vengano coloro che sono vestiti di bianco, viene risposto che sono quanti "hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello" (Ap 7,14). E’ una risposta a prima vista strana. Ma nel linguaggio cifrato del Veggente di Patmos ciò contiene un riferimento preciso alla candida fiamma dell’amore, che ha spinto Cristo a versare il suo sangue per noi. In virtù di quel sangue, siamo stati purificati. Sorretti da quella fiamma anche i martiri hanno versato il loro sangue e si sono purificati nell’amore: nell’amore di Cristo che li ha resi capaci di sacrificarsi a loro volta per amore. Gesù ha detto: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13). Ogni testimone della fede vive questo amore "più grande" e, sull’esempio del divino Maestro, è pronto a sacrificare la vita per il Regno. In questo modo si diventa amici di Cristo; così ci si conforma a Lui, accettando il sacrificio fino all’estremo, senza porre limiti al dono dell’amore e al servizio della fede.

Facendo sosta presso i sei altari, che ricordano i cristiani caduti sotto la violenza totalitaria del comunismo, del nazismo, quelli uccisi in America, in Asia e Oceania, in Spagna e Messico, in Africa, ripercorriamo idealmente molte dolorose vicende del secolo passato. Tanti sono caduti mentre compivano la missione evangelizzatrice della Chiesa: il loro sangue si è mescolato con quello di cristiani autoctoni a cui era stata comunicata la fede. Altri, spesso in condizione di minoranza, sono stati uccisi in odio alla fede. Infine non pochi si sono immolati per non abbandonare i bisognosi, i poveri, i fedeli loro affidati, non temendo minacce e pericoli. Sono Vescovi, sacerdoti, religiose e religiosi, fedeli laici. Sono tanti! Il Servo di Dio Giovanni Paolo II, nella celebrazione ecumenica giubilare per i nuovi martiri, tenutasi il 7 maggio del 2000 presso il Colosseo, ebbe a dire che questi nostri fratelli e sorelle nella fede costituiscono come un grande affresco dell’umanità cristiana del ventesimo secolo, un affresco delle Beatitudini, vissuto sino allo spargimento di sangue. Ed era solito ripetere che la testimonianza di Cristo sino all’effusione del sangue parla con voce più forte delle divisioni del passato.

E’ vero: apparentemente sembra che la violenza, i totalitarismi, la persecuzione, la brutalità cieca si rivelino più forti, mettendo a tacere la voce dei testimoni della fede, che possono umanamente apparire come sconfitti della storia. Ma Gesù risorto illumina la loro testimonianza e comprendiamo così il senso del martirio. Afferma in proposito Tertulliano: "Plures efficimur quoties metimur a vobis: sanguis martyrum semen christianorum – Noi ci moltiplichiamo ogni volta che siamo mietuti da voi: il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani" (Apol., 50,13: CCL 1,171). Nella sconfitta, nell’umiliazione di quanti soffrono a causa del Vangelo, agisce una forza che il mondo non conosce: "Quando sono debole – esclama l’apostolo Paolo -, è allora che sono forte" (2 Cor 12,10). E’ la forza dell’amore, inerme e vittorioso anche nell’apparente sconfitta. E’ la forza che sfida e vince la morte.

Anche questo XXI secolo si è aperto nel segno del martirio. Quando i cristiani sono veramente lievito, luce e sale della terra, diventano anche loro, come avvenne per Gesù, oggetto di persecuzioni; come Lui sono "segno di contraddizione". La convivenza fraterna, l’amore, la fede, le scelte in favore dei più piccoli e poveri, che segnano l’esistenza della Comunità cristiana, suscitano talvolta un’avversione violenta. Quanto utile è allora guardare alla luminosa testimonianza di chi ci ha preceduto nel segno di una fedeltà eroica sino al martirio! E in questa antica basilica, grazie alla cura della Comunità di Sant’Egidio, è custodita e venerata la memoria di tanti testimoni della fede, caduti in tempi recenti. Cari amici della Comunità di Sant’Egidio, guardando a questi eroi della fede, sforzatevi anche voi di imitarne il coraggio e la perseveranza nel servire il Vangelo, specialmente tra i poveri. Siate costruttori di pace e di riconciliazione fra quanti sono nemici o si combattono. Nutrite la vostra fede con l’ascolto e la meditazione della Parola di Dio, con la preghiera quotidiana, con l’attiva partecipazione alla Santa Messa. L’autentica amicizia con Cristo sarà la fonte del vostro amore scambievole. Sostenuti dal suo Spirito, potrete contribuire a costruire un mondo più fraterno. La Vergine Santa, Regina dei Martiri, vi sostenga ed aiuti ad essere autentici testimoni di Cristo. Amen!

[00527-01.01] [Testo originale: Italiano]

? PAROLE DEL SANTO PADRE AL TERMINE DELLA CELEBRAZIONE

Al termine dell’incontro di preghiera in memoria dei testimoni della fede dei tempi recenti, volentieri rivolgo un saluto a voi tutti, soprattutto a voi che avete seguito la liturgia sulla piazza o in collegamento radiotelevisivo. Nel venticinquesimo anniversario della Comunità, venendo a Santa Maria in Trastevere il Servo di Dio Giovanni Paolo II affidò alla Comunità di Sant’Egidio questa basilica di San Bartolomeo e nel 2000 stabilì che in essa si alimentasse il ricordo dei nuovi martiri.

Cari amici della Comunità di Sant’Egidio, voi avete mosso i primi passi proprio qui a Roma negli anni difficili dopo il ‘68. Figli di questa Chiesa che presiede nella carità, avete poi diffuso il vostro carisma in tante parti del mondo. La Parola di Dio, l’amore per la Chiesa, la predilezione per i poveri, la comunicazione del Vangelo sono state le stelle che vi hanno guidato testimoniando, sotto cieli diversi, l’unico messaggio di Cristo. Vi ringrazio per questa vostra opera apostolica; vi ringrazio per l’attenzione agli ultimi e per la ricerca della pace, che contraddistinguono la vostra Comunità. L’esempio dei martiri, che abbiamo ricordato, continui a guidare i vostri passi, perché siate veri amici di Dio e autentici amici dell’umanità. E non temete le difficoltà e le sofferenze che questa azione missionaria comporta: rientrano nella "logica" della coraggiosa testimonianza dell’amore cristiano.

Desidero, infine, rivolgere a voi e, tramite voi, a tutte le vostre Comunità sparse per il mondo il mio più cordiale augurio nel quarantesimo anniversario della vostra nascita. Estendo il mio saluto agli ammalati, al personale sanitario, ai religiosi e ai volontari dell’attiguo Ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina. Per tutti e per ciascuno assicuro un ricordo nella preghiera, mentre, invocando la materna protezione della Vergine Santa, imparto a tutti la Benedizione Apostolica.

[00528-01.02] [Testo originale: Italiano]

 

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About Fr. John Zuhlsdorf

Fr. Z is the guy who runs this blog. o{]:¬)
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28 Responses to Benedict XVI at San Bartolomeo on the Tiber Island with Sant’Egidio Community

  1. Geoffrey says:

    I thought the white mozetta was for the Octave of Easter only? I need to learn Italian…!

  2. TNCath says:

    I love that stole! And, yes, what about that white mozzetta? Do you think the Pope has decided to wear it for the entire Easter season? If so, I like it.

    The only thing that really looks out of place is that portable altar behind the Holy Father!

  3. EJ says:

    “They have their sort of ersatz Eastern style songs in Italian all fired up as well as, sort of, Gregorian style psalm tones.”

    Is the Sant Egidio community also an ecclesial movement like the Neochatecumenal Way? I know they’re approved and they’ve had 40 yrs to develop – but I’m just dismayed at the need to constantly innovate with differing liturgical styles within the Roman rite, approved or not.

    On a side note, I’m also happy to see the use of the white papal mozzetta extended, as it seems, for the entire Easter season – this means that those of us in the USA will probably see it here during his upcoming visit, I’m guessing for the first time on these shores!

  4. Fr. WTC says:

    “I thought the white mozetta was for the Octave of Easter only?”

    Well he changed the custom–he can his the Pope.

  5. Fr. WTC: Perhaps the red one is still at the cleaners?

  6. Johnny Domer says:

    Father Z, was this a Mass or was it just some sort of prayer service? Obviously the Pope isn’t saying Mass…was he attending in choir? What’s going on here?

  7. Geoffrey says:

    I’m glad he changed the custom. I like the white mozzetta.

  8. Michael C. says:

    More of a tradition than a custom. I like that the Pope is restoring traditions, but it would be nice if every once in a while he restored them as they were without modifying them. My hunch, and I hope I’m correct, is that the Holy Father is choosing to ignore the old rules because the liturgy has changed. What used to be proper to the octave is now more typical of the entire Easter season. Nevertheless, only the eight days after Easter have the rank of a first class feast, so its fitting that if the Easter mozzetta is going to retain its celebratory, joyful character, it should be put away once the octave ends. I usually find tradition ends up making perfect sense, even when it can’t immediately be rationalized. This isn’t to say that seemingly irrational traditions should ever be abandoned. His garment is beautiful, but this doesn’t make me glad he abandoned the old tradition of wearing the winter mozzetta throughout eastertide and the easter one only during the octave.

  9. TNCath says:

    Michael C.,

    He did restore the use of the ample pallium.

  10. Michael C. says:

    One more thing:

    Is the deacon in the first photo wearing a Russian nabedrennik? That has no place on a deacon, especially a Roman one. It’s awarded to RUSSIAN priests by RUSSIAN prelates of the BYZANTINE RITE. Imagine for a moment a Byzantine Rite priest putting on a pallium for the Divine Liturgy. That’s how out of place this is.

    There are several new orders that try to make their liturgies look superficially Eastern, picking and choosing pieces of the Byzantine Rite to put in their own Masses, as if it were composed of thousand independant, culturally neutral elements that can be extracted at will. These orders remind me of angsty teenagers who decide one day they want to be Buddhists. They hate their own tradition and go shopping for a new one. The council sent the Eastern Catholics off to make their liturgies true to their own Byzantine tradition, and meanwhile the West is abandoning hers, replacing all Berninis with copies of Russian Icons and abandoning Roman Chant for Kievan. I’m really suspicious of the widely held belief that the liturgy is something that can be disected and recreated at will. That a Rite is something you go shopping for, and when you don’t find one you like, you make your own. Was the council right to think that a church’s theological tradition, spirituality and liturgy are so closely harmoniously linked that none of these can be changed without somehow effecting the others? There’s something really disturbing about mixing rites like so many orders are doing today. About choosing which spirituality you’ll cling to?. I wish Rome would stop them.

  11. simeon says:

    Michael, I think we should have some sympathy for these “Orientalists.” Tragically, despite how good things can look on blogs like this, must of the western Church is hostile to her own tradition. I can’t blame people for seeking out authentic, apostolic tradition, even if they are doing it in a poor way.

  12. Michael C. says:

    TNCath:

    Benedict’s new pallium was hardly a restoration, since no such vestment existed before Benedict’s papacy. It was an antiquarianist innovation, laid before for the Pope by Piero Marini right before his installation. It’s about as much a restoration as Eucharistic Prayer 2 or the vernacular Mass.

    Please see Dom Roulin’s discussion of the pallium is his book on vestiture. He claims the two palliums, the symmetrical and the Greek have seperate origins. The symmetrical pallium prevailed in the west and one can trace it’s continuous development from the more ample form seen on medieval effigies and to the contemporary form worn by bishops. Marini’s pallium, based mostly on the Ravenna mosaic which shows vestments that would have been worn in Justinian’s Constantinople, is an amalgam of different elements dating from different time periods and places.

    Also take a look at Gregor Kollmorgen’s article at NLM:

    http://thenewliturgicalmovement.blogspot.com/2008/01/pallium-history-and-present-use.html

    Like so many elements that once existed in the Roman Rite, it was abandoned early on, probably for good reason, and has had no place in the Roman tradition for almost one thousand years. Lets not forget that tradition is what is handed down to us, not whatever was done anywhere at anytime. The phelonion is traditional for the East, but would be untradition for the West. Likewise, the handshake of peace, which probably existed at some point in the Western Rite, is untraditional. Traditional doesn’t mean the same as “old” and certainly doesn’t mean the same thing as “looks old.” If we want to know what the papal traditions are, we have to look at corpus of tradition that was handed down to future popes before the rupture of the 1960s when it was all abandoned.

  13. NC says:

    Looks like a deacon’s stole to me, as normally worn under the dalmatic. As the Holy Father is only in (Paschaltide) choir dress + stole perhaps the deacon might have been ‘overdressing’ if he wore a dalmatic?
    As for the white mozetta – he’s the Pope, he decides….oh and perhap’s he’s also probably wanting to get a decent amount of wear out of it!

  14. Dan O says:

    Michael C. writes, “Is the deacon in the first photo wearing a Russian nabedrennik?”

    It looks more like a stole with flared ends to me.

  15. Michael C. says:

    Simeon,

    My point is that orientalists are also hostile to their own tradition. Instead of embracing it, they embrace someone elses. This would be like Russians deciding to spontaneously Latinize their liturgy just because they happened to be fond of all things Roman. I really think the reason icons are so popular in Jesuit circles, for example, is because they look authentically unwestern. It’s traditional for some culture somewhere in the world, but not your own, and that’s the point.

  16. NC says:

    …an apostrophe went astray there….

  17. Father Bartoloma says:

    When are the second M.C.s going to get on the winning team and buy lace surplices so that everyone matches.

  18. Fr. B: There are holdovers of the old regime around.

  19. Michael C. says:

    NC: “As for the white mozetta – he’s the Pope, he decides”

    This is true, but if every pope did this, we would never have traditions. At some point, the popes had to stop doing their own thing, and decided to do what their predecessors had done, otherwise there would never be anything “papal” about these symbols. We would have different “traditions” for each pope, and they would come to represent individual personae instead of the office which all popes share. If each pope decided to wear different headgear, for example, how could it ever stand for anything but a certain pope’s taste. Paul VI wore the white mozetta during the octave, JPII didn’t wear it at all, Benedict XVI wears it during Eastertide, what will the next pope do? Will he wear Benedict’s vestments and obey the rules Benedict made for himself, or will he follow his predecessors example and invent his own symbols and traditions. Instead of talking about what each pope does, we need to be able to talk about what “the popes” do.

  20. Kim D'Souza says:

    To all those concerned that the Holy Father is wearing the Paschal mozzetta throughout the Easter season, I suggest that we petition for the green shoes to be brought back just to mark the Octave. Fr Z: Could you pass, please, that suggestion along to your friends in Rome?

  21. Bill says:

    “When are the second M.C.s going to get on the winning team and buy lace surplices so that everyone matches.”

    I must stop and ask myself: does whether or not a surplice have lace truly matter?

    I don’t mind lace surplices, but I personally prefer ones without lace. However, I’m not going to get in a fuss simply because I don’t get “my way.”

  22. Bill: does whether or not a surplice have lace truly matter?

    Not necessarily. But you should avoid being upset about this.

  23. Jim says:

    I believe is saw Jim McNichols, former US Ambassador to the Holy See and Chairman of the Republican party in the congregation. Is he a member of this community?

  24. Maureen says:

    Ten to one, the Easter mozzetta is lighter than the red one. So if the weather’s a bit too warm for the red one, Papa wears the white one a little longer. No brainer — and honestly, it just works better this way.

    It’s not like the Church is made of money, people. Do you really think a nice Bavarian boy like the Pope is going to let Her property go to waste, when it makes a lot more sense to make a mozzetta last a whole season instead of a mere Octave?

    Better to have a union of function, season, and frugality, when it comes to an outfit that’s not a vestment. And much more justifiable to my German side. :)

  25. Ben says:

    Isn’t the San Egidio Community a promoter of Assisi style debacles that confuse
    the faithful and those of other faiths as well. Why are groups like this and
    Focolare continuing to receive support from Rome?

  26. Farther V. says:

    Ben, because most religious orders have gone astray and are hopeless. We need new blood.

    Father B., are you still with Diocese of Camden? We were classmates at IPF at Creighton in Omaha.

  27. Gordon says:

    I will have to learn Italian! Tho I think the full thing will be caried in Osservatore Romano. I think Benedict’s speeches are very good.

  28. Eric says:

    The Holy Father looks so beautiful in these vestments!